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Parallàxis è giunto alla sua fermata

A twist in the mind, dicevamo. Qualcosa che accade alla mente e le impone una torsione, uno sconvolgimento. Le impone insomma un cambiamento, anche se il cambiamento non sempre è voluto, previsto, governato. Gli effetti e gli affetti che la mente si trova ad affrontare sono il dilemma che volevamo esorcizzare e portare nella pubblica piazza, digitale o analogica che fosse. Ci siamo riusciti, a modo nostro.

Parallàxis è un’utopia editoriale. È l’isola sulla quale siamo approdati dopo diversi naufragi. Com’è noto le utopie sono irrealizzabili, ma il processo che ci ha portati a riconoscere questa utopia come tale è forse ciò che ha avuto la più grande importanza, in ogni senso possibile.

Ci fermiamo qui, per far decantare l’utopia, che resta per continuare ad agire a suo piacimento. Parallàxis e i suoi canali non scompariranno, ma non saranno più “attivi” fino a data da destinarsi. Vi riserviamo un’ultima sorpresa, che scoprirete a ore.

Non sta a noi dire se si tratta di un addio o di un arrivederci. Ciò che sta sicuramente a noi dire invece è: grazie per aver contribuito – come lettori, scrittori, fotografi, illustratori, amici, librai… – alla costruzione di questa utopia. Un grazie sentito, sincero e detto a voce alta.

Qui sotto le nostre cinque fucilate immaginarie, giusto per salutarsi con uno schioppo.

 

Francesco Testoni: All’inizio di Parallàxis abbiamo pensato che volevamo farne una rivista cartacea perché avrebbe dovuto lasciare un segno. Non il segno. Un segno. Qualcosa di fisico, di tangibile, che avrebbe potuto entrare in una casa, essere appoggiato su un comodino, su uno scaffale. Ma è quello che abbiamo scelto di inserire in questo oggetto che crediamo fosse importante. Racconti, fotografie, saggi, illustrazioni. E lo abbiamo fatto per arrivare proprio su quel comodino, su quello scaffale. Ciò che ci rende fieri è che siamo riusciti a farlo. Poteva andare meglio? Certamente sì. Ma avrebbe potuto anche restare solo un’idea, non nascere mai. E invece è diventato un oggetto: la cosa più reale che ci possa essere. 

 

Tommaso Marzaroli: Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma. E forse Parallàxis sta a testimoniarlo. Un vortice in testa che piano piano delimita i propri confini e le proprie correnti, fino a diventare qualcosa di concreto. Non più un sogno, non più solo un’intenzione ma un libro, fatto di carta e inchiostro. Quel vortice si è materializzato in qualcosa di tangibile, di violentemente reale, tanto da poter ambire ad avere una propria vita. Poi, così come è nato, decide di andarsene, con il suo stile, senza rimpianti, senza critiche; semplicemente se ne è andato. Lui l’ha deciso, lui è voluto tornare vortice. 

 

Sara Dell’Oca: Il finale imprevisto, il colpo di scena, spiazzare il lettore. Parallàxis è una rivista con radici così profonde nel racconto da esserne diventato uno a sua volta. Io, orgogliosa protagonista di questo racconto, non posso lamentarmi per come mi sia stata cucita addosso la trama – perlomeno non sono stata destinata a trasformarmi in un insetto. Qualcosa mi ha fatto crescere, in primis come lettrice; ho conosciuto persone con le quali condividere il ruolo di Davide contro un indefinito ma pur sempre imponente Golia. Ho sempre apprezzato il rapporto creatosi con chi, finora, ci ha supportato con così tanta dedizione e passione, voi, gli altri protagonisti di questo racconto. È naturale sperare in un finale diverso? L’uomo erra finchè aspira.

 

Giordano Bernacchini: Aiutarlo a esistere. Entrarci per resistere al modo in cui vanno le cose. Muoversi con Parallàxis insieme ad amici, a ritmi così irregolari. Così distanti da come tutto dovrebbe andare. Eppure lì, la spia è rimasta accesa. Chissà adesso cosa segnalerà… Questa boa riluttante alle ondate predominanti – ma non conforme alla religione dell’anticonformismo – non sarà coperta dalle acque: non scomparirà. Magari cambierà forma, formato o confini. Magari non accadrà altro – oltre a quello che è stato già fatto. Ma ciò che è stato fatto rimane – non solo nel vissuto. Non si dissolve. E se questa boa dovesse spostarsi sempre più in là, fino a essere irraggiungibile… beh, ci sarà sempre una nuova boa da gonfiare con tutto il respiro rimasto in corpo.

 

Giorgio Majer Gatti: Parallàxis significa, forse, rischiare l’errore di parallasse. Abbiamo costruito il nostro castello di finzioni, lasciando il futuro al caso: le fondamenta, evidentemente, non fanno per noi. È giunto il momento di veder sparire le firme, quel momento in cui gli oggetti finalmente si staccano da chi ha creduto di costruirli. Non c’è niente di meglio di questo per finire e, fallire meglio.